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Parte generale dei lavoratori

Parte generale dei lavoratori

Nell’Italia settentrionale è tipico del parlato l’uso dell’articolo davanti ai nomi di battesimo, maschili e femminili (l’Alberto, la Silvia). Si tratta di un uso da evitare nello scritto e sconsigliabile anche nel parlato di una certa formalità.

Al maschile, l’articolo si usa comunemente davanti ai nomi d’arte (il Caravaggio) e davanti ai nomi propri che costituiscono il titolo di un’opera (l’Adelchi, la Carmen).

Tradizionalmente, l’articolo sia usa davanti ai cognomi femminili, ma oggi quest’uso tende a essere evitato, perché considerato una spia del cosiddetto sessismo linguistico. Le due forme, dunque, si alternano

Marcegaglia: “Sacrifici per tutti tranne la politica, inaccettabile” (www.repubblica.it)

La Marcegaglia: Sì all’aumento dell’Iva (www.repubblica.it)

Davanti ai cognomi maschili, l’articolo è usato (sempre meno) nel caso di personaggi famosi del passato (il Carducci), in contesti burocratici (nei verbali: il Rossi prende atto che …) o con intenti ironici (Guarda il Bianchi che pasticcio ha combinato!).

Nel caso dei nomi di parentela con aggettivo possessivo, l’articolo è omesso (mio padre, mia madre, tuo fratello, sua zia), a meno che non ci sia un aggettivo qualificativo prima o dopo il nome (la sua figlia preferita, la sua cara madre), o il nome non sia soggetto ad ➔alterazione (il mio fratellino). Con le varianti affettive mamma e papà, l’articolo è usato quasi soltanto nell’italiano della Toscana: la mia mamma, il tuo babbo; altrove: mia mamma, tuo papà. Si registrano oscillazioni anche con i nomi propri di istituti e aziende, soprattutto femminili

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